Aspettando la giornata Mondiale della Filosofia

In ogni secondo della nostra vita ci sono migliaia di stimoli di cui non siamo e non possiamo essere coscienti perché altrimenti non riusciremmo neanche a vivere. Il cervello non è altro che un creatore di ipotesi: ci prepara ( mente e corpo ) ad ogni evenienza. Se, per esempio, siamo in macchina e stiamo guidando, a nostra insaputa ( siamo coscienti di qualcuna delle ipotesi che costantemente il cervello crea ) questo potrebbe ipotizzare che una macchina a tutta velocità ci tagli la strada, degli elefanti ci taglino la strada, che il freno non funzioni più, che delle mucche viola con le ali sorvolino la strada, che la strada ad un certo punto non ci sia più e una navicella ci porti su Tralfamadore.  Quando assaggiamo la pasta il cervello ipotizza, tra le altre, che scotti, e ha già preparato un sistema in grado di allontanare subito dalle labbra il nostro maccherone (l’ipotesi ha riscontro nella realtà e ci permette di proseguire nei nostri gesti); altrimenti saremmo rimasti come degli allochi per un secondo in più e ci saremmo ustionati. Tutte le parole che sto utilizzando adesso (non ragionate sul fatto che scrivo dal passato nel presente) impregnati come siamo della retorica di relazione fra mente e corpo, noi immaginiamo che ci sia una mano invisibile nella testa che mi porta le parola davanti agli occhi e io scelgo quale utilizzare; ma le cose non stanno affatto cosi, tutte le ipotesi che il cervello ha messo in atto e il mio stato psicofisico hanno prodotto di fatto le condizioni che il mio cervello mantiene vive per permettermi di digitare le parole più adatte ( scelta già avvenuta prima che io me ne rendessi conto: la mente è quell’istante in cui ci rendiamo conto di quello che è appena accaduto).  Quando abbiamo a che fare con le emozioni siamo abbastanza comodi nell’ammettere che non ne abbiamo il controllo: se ci accorgiamo che una persona ci sta sul cazzo,  c’è poco da fare, non è che penso “però non è il caso che mi stia sul cazzo”; cosi come se ci innamoriamo… piano piano prendiamo coscienza di quello che sta accadendo; l’unica cosa che posso decidere di fare è far finta che io non sia innamorato ( magari quella persona ci sta sul cazzo… si, perché ci innamoriamo anche delle persone che ci stanno sul cazzo ). Sulle scelte che facciamo per mangiare, lo sport che pratichiamo, quello che prendiamo al ristorante, invece, siamo certi che ci sia un momento in cui ci fermiamo, valutiamo tutte le strade e decidiamo cosa sia meglio per noi ( quello che ci ha portato a considerare mente e corpo come due cose nettamente distinte ). Questo avviene prima di tutto per un’autodifesa (abbiamo bisogno di credere che prendiamo una scelta in un momento di libertà); non posso sopportare l’idea che io scelgo tutto con lo stesso meccanismo selettivo con cui si sviluppano i sentimenti… e oltretutto tradisco una sensazione che effettivamente ho: il momento in cui il mio cervello si ferma, sceglie e riparte (momento che non è mai avvenuto). In realtà l’illusione della scelta, il cervello se la fa quando arriva, quando ragiona su quello che è appena avvenuto.