Epistassi

Oggi un po’ del mio sangue ha deciso di staccarsi da me, di allontanarsi; che separarsi da me fosse meglio. O forse il corpo voleva solo rammentarmi di cosa sono fatto: sangue; non me lo ricordavo. Comunque sia, il sangue è colato quasi ininterrottamente con delicatezza, come se qualcosa di me avesse deciso scientemente che le cose sarebbero dovute andare in questo modo. Ho cercato di capire questo qualcosa e mi sono rasserenato: se lui non si riconosce in quello che non so di essere ma che sono, è giusto che abbia la possibilità di riversarsi nelle tubature del mio lavandino e cioè di nullificarsi; tanto quando faceva parte di me si sentiva esattamente cosi.                                    Dopo aver lasciato cozzare il sangue contro il lavandino, sono rimasto ipnotizzato dallo spettacolo di infinita tristizia che avevo sotto gli occhi: un quadro fatto di schizzi di sangue che abbracciano il lavandino come se lo conoscessero da sempre, perché da sempre il lavandino è utile a togliere di dosso le estraneità; e appena ne ha occasione, prende con avidità i nostri scarti, ne fa tesoro.

Lavandino mio, oggi non son venuto a cacciar lo straniero, è lo straniero che è nato in me, che ha preso coscienza di sé e se n’è andato: per una volta ho cercato di capirlo e lui mi ha capito.